IL CROLLO DEL DARWINISMO E LA REALTÀ DELLA CREAZIONE

LE VERE IDEOLOGICHE DEL TERRORISMO: IL DARWINISMO E IL MATERIALISMO



La maggior parte della gente crede che la teoria dell'evoluzione sia stata proposta per la prima volta da Charles Darwin e che si fondi su prove, osservazioni ed esperimenti scientifici. In realtà, non fu Darwin a introdurla e la teoria non si basa su prove scientifiche. La teoria è costituita da un adattamento alla natura dell'antico dogma della filosofia materialista. Anche se non è sostenuta da scoperte scientifiche, questa teoria viene sostenuta ciecamente in nome della filosofia materialista.
Questo genere di fanatismo ha portato a ogni specie di disastro. Con la diffusione del darwinismo e della filosofia materialista che esso sostiene, è cambiata la risposta alla domanda, "che cos'è un essere umano?" Chi in passato era solito rispondere, "Dio crea gli esseri umani ed essi devono vivere secondo la bellissima morale che Lui insegna" oggi inizia a pensare, "l'uomo è arrivato all'esistenza per caso ed è un animale che si è sviluppato attraverso la lotta per la sopravvivenza". Questo è il prezzo molto alto che dobbiamo pagare per questo grande inganno. Ideologie violente quali il razzismo, il fascismo e il comunismo, assieme a molte altre visioni del mondo barbariche, basate sul conflitto, traggono tutte le loro forza da questo inganno.
Questo articolo esaminerà il disastro che il darwinismo ha inferto al mondo e rivelerà le sue connessioni con il terrorismo, uno dei principali problemi globali dei nostri tempi.

La menzogna darwinista: 'la vita è conflitto'
Nello sviluppo della sua teoria, Darwin è partito da una premessa fondamentale: "lo sviluppo degli esseri viventi dipende dalla lotta per la sopravvivenza. I forti vincono la lotta. I deboli sono condannati alla sconfitta e all'oblio".
Secondo Darwin, esistono in natura una lotta spietata per la sopravvivenza e un conflitto eterno. I forti finiscono sempre per prevalere sui deboli e ciò permette che avvenga lo sviluppo. Il sottotitolo che lui ha dato al suo libro,
Sull'origine delle specie per mezzo della selezione naturale o la preservazione delle razze favorite nella lotta per la vita, riassume il suo punto di vista.
Inoltre, Darwin suggerì che la "lotta per la sopravvivenza" si applicasse anche ai gruppi razziali umani. Secondo questa fantastica ipotesi, le "razze favorite" sarebbero state le vincitrici nella lotta. Le razze favorite, secondo Darwin, erano i bianchi europei. Le razze africane e asiatiche erano rimaste indietro nella lotta per la sopravvivenza. Darwin andò oltre, suggerendo che tali razze avrebbero presto perso completamente la "lotta per la sopravvivenza" e sarebbero quindi scomparse:
In qualche momento del futuro, non lontanissimo se misuriamo in termini di secoli, le razze civilizzate dell'umanità quasi certamente stermineranno e sostituiranno le razze selvagge in tutto il mondo. Allo stesso tempo, le scimmie antropomorfe... saranno senza dubbio sterminate. La separazione tra l'uomo e i suoi alleati più prossimi diventerà così più ampia, perché dividerà l'uomo in uno stato più civilizzato, possiamo sperare, dello stesso tipo caucasico, da qualche scimmia in basso quanto il babbuino, anziché separare, come fa oggi, il negro o l'australiano dal gorilla.1
L'antropologo indiano Lalita Vidyarthi spiega in che modo la teoria darwiniana dell'evoluzione abbia imposto il razzismo nelle scienze sociali:
La teoria [darwiniana] della sopravvivenza dei più adatti fu accolta calorosamente dagli scienziati sociali dell'epoca, che credevano che l'umanità avesse raggiunto vari livelli di evoluzione, che culminarono nella civiltà dell'uomo bianco. Entro la seconda metà dell'Ottocento, il razzismo era stato accettato come un dato di fatto dalla grande maggioranza degli scienziati occidentali.2


La fonte d'ispirazione di Darwin: la teoria della spietatezza di Malthus
La fonte d'ispirazione di Darwin su questo tema fu il libro dell'economista inglese, Thomas Malthus, Saggio sul principio della popolazione. Lasciata a sé, calcolava Malthus, la popolazione umana cresce rapidamente. Secondo lui, le principali influenze che tenevano sotto controllo le popolazioni erano i disastri, come la guerra, la fame e la carestia. In breve, secondo questa brutale affermazione, alcuni dovevano morire perché altri vivessero. L'esistenza stessa finiva per significare una "guerra permanente".
Thomas Robert Malthus
Nell'Ottocento, le idee di Malthus incontrarono un'ampia accoglienza. Gli intellettuali europei dei ceti alti, soprattutto, sostennero le sue crudeli idee. Nell'articolo, "The Scientific Background of the Nazi 'Race Purification' Programme" ("I retroscena scientifici del programma nazista di 'purificazione razziale'"), si descrive così l'importanza che l'Europa dell'Ottocento attribuiva alle idee di Malthus sulla popolazione:
Nella prima metà dell'Ottocento, in tutta Europa, i membri della classe dominante si riunirono per discutere il "problema demografico" appena scoperto e per trovare i modi per mettere in atto il mandato di Malthus, così da aumentare il tasso di mortalità dei poveri: "invece di raccomandare l'igiene ai poveri, dovremmo incoraggiare abitudini contrarie. Nelle nostre città, dovremmo fare strade più strette, far affollare di più la gente nelle case e invitare il ritorno della peste. In campagna, dovremmo costruire i nostri villaggi vicino a pozze stagnanti e dovremmo soprattutto incoraggiare l'insediamento in zone paludose e insalubri", e così via.3
Il risultato di questa politica crudele è che i deboli e quelli che hanno perso nella lotta per la sopravvivenza verrebbero eliminati e ciò bilancerebbe il rapido aumento della popolazione. Questa politica detta di "oppressione dei poveri" fu veramente messa in atto nell'Inghilterra dell'Ottocento. Fu istituito un regime industriale in cui si facevano lavorare bambini di otto e nove anni per sedici ore al giorno nelle miniere di carbone e migliaia di persone morirono per le terribili condizioni di vita. La "lotta per la sopravvivenza" richiesta dalla teoria di Malthus ha portato a vite piene di sofferenza per milioni di inglesi.
Influenzato da tali idee, Darwin applicò questo concetto di conflitto a tutta la natura e suggerì che i forti e i più adatti uscivano vincitori da questa guerra per l'esistenza. Inoltre, sostenne che la cosiddetta lotta per la sopravvivenza costituisse una legge giustificata e immutabile della natura. Allo stesso tempo, invitava le persone ad abbandonare le proprie credenze religiose negando la Creazione e in questo modo sovvertì tutti quei valori etici che avrebbero potuto essere di ostacolo alla spietatezza della "lotta per la sopravvivenza".
Nel Novecento l'umanità ha pagato un prezzo alto per la diffusione di simili idee insensibili, che portano la gente a compiere atti spietati e crudeli.

Dove ha portato la 'legge della giungla': il fascismo
Come il darwinismo aveva alimentato il razzismo nell'Ottocento, così ha creato le basi di un'ideologia che si sarebbe sviluppata e avrebbe sommerso il mondo nel sangue nel Novecento: il nazismo.
E' possibile ravvisare un forte influsso darwinista tra gli ideologi nazisti. Quando si esamina questa teoria, plasmata da Adolf Hitler e Alfred Rosenberg, si incontrano concetti come "selezione naturale", "accoppiamenti selettivi" e la "lotta per la sopravvivenza tra le razze", ribaditi decine di volte nelle opere di Darwin. Nella scelta del titolo del suo libro, Mein Kampf ("La mia lotta"), Hitler si è ispirato alla lotta per la sopravvivenza darwinista e al principio che la vittoria spettasse ai più adatti. Parla in particolare della lotta tra le razze:
La storia culminerà in un nuovo impero millenario di uno splendore senza paralleli, basato su una nuova gerarchia razziale stabilita dalla stessa natura.4
Nel raduno del partito a Norimberga nel 1933, Hitler proclamò che "una razza superiore assoggetta a sé una razza inferiore… un diritto che vediamo in natura e che si può vedere come l'unico diritto immaginabile."
Che i nazisti fossero influenzati dal darwinismo è un fatto che praticamente tutti gli storici esperti in materia riconoscono. Lo storico Hickman descrive così l'influenza del darwinismo su Hitler:
(Hitler) credeva fermamente nell'evoluzione e la predicava. Quali che fossero state le complessità più profonde della sua psicosi, è certo che il concetto di lotta era importante perché… il suo libro, Mein Kampf, illustrava chiaramente diverse idee evoluzioniste, in particolare quelle che sottolineano la lotta, la sopravvivenza dei più adatti e lo sterminio dei deboli per produrre una società migliore.5
Hitler, che aveva sviluppato tali idee, trascinò il mondo in una violenza mai vista prima. Molti gruppi etnici e politici, in particolare gli ebrei, subirono terribili atrocità e massacri nei campi di concentramento nazisti. La seconda guerra mondiale, che iniziò con l'invasione nazista, costò 55 milioni di vite. Dietro la più grande tragedia della storia mondiale, c'era il concetto darwinista di "lotta per la sopravvivenza".

L'alleanza sanguinaria: darwinismo e comunismo
Mentre i fascisti si trovano all'ala destra del darwinismo sociale, l'ala sinistra è occupata dai comunisti. I comunisti sono sempre stati tra i difensori più agguerriti della teoria di Darwin.
Questo rapporto tra il darwinismo e il comunismo risale proprio ai fondatori dei due "ismi". Marx ed Engels, i fondatori del comunismo, lessero L'origine delle specie appena uscì e furono profondamente colpiti dal suo "materialismo dialettico". La corrispondenza tra Marx ed Engels dimostra che videro che le teoria di Darwin "conteneva le basi per il comunismo nella storia naturale". Nel suo libro, Dialettica della natura, scritto sotto l'influsso di Darwin, Engels riservò molti elogi a Darwin e cercò di dare il proprio contributo alla teoria nel capitolo sulla "Parte avuta dal lavoro nel processo di umanizzazione della scimmia'.
I comunisti russi che seguirono le orme di Marx e di Engels, come Plekhanov, Lenin, Trotsky e Stalin, erano tutti d'accordo con la teoria darwiniana dell'evoluzione. Plekhanov, che si considera come il fondatore del comunismo russo, vedeva nel marxismo "il darwinismo applicato alle scienze sociali".6
Trotsky disse, "la scoperta di Darwin è stata il più alto trionfo della dialettica in tutto il campo della materia organica".7
'L'educazione darwinista' ha svolto un ruolo decisivo nella formazione dei quadri comunisti. Ad esempio, gli storici notano che Stalin era religioso in gioventù, ma divenne ateo soprattutto a causa dei libri di Darwin.8
Mao, che stabilì il regime comunista in Cina e uccise milioni di persone, dichiarò apertamente che "il socialismo cinese si fonda su Darwin e la teoria dell'evoluzione".9
James Reeve Pusey, storico dell'università di Harvard, ha studiato in gran dettaglio l'influsso di Darwin su Mao e sul comunismo cinese, nel suo libro di ricerca China and Charles Darwin ("La Cina e Charles Darwin").10
In breve, esiste un saldo legame tra la teoria dell'evoluzione e il comunismo. La teoria sostiene che gli esseri viventi sono il prodotto del caso e fornisce un supporto sedicente scientifico all'ateismo. Il comunismo, ideologia atea, è quindi strettamente legato al darwinismo. Inoltre, la teoria dell'evoluzione suggerisco che lo sviluppo sia possibile in natura grazie al conflitto (in altre parole, "la lotta per la sopravvivenza") e sostiene il concetto della "dialettica" che è fondamentale per il comunismo.
Se pensiamo al concetto comunista di "conflitto dialettico", che ha ucciso qualcosa come 120 milioni di persone nel corso del Novecento, allora possiamo capire meglio le dimensioni del disastro che il darwinismo ha portato al pianeta.

Il darwinismo e il terrorismo
Come abbiamo già visto, il darwinismo si trova alla radice di varie ideologie della violenza che hanno avuto esiti disastrosi per l'umanità nel ventesimo secolo. Il concetto fondamentale dietro questa visione e metodo consiste nel "lottare contro chiunque non sia uno dei nostri".
Qualunque ideologia sposino, coloro che spargono il terrore in tutto il mondo sono, in realtà, darwinisti. Il darwinismo è l’unica filosofia che attribuisce valore al conflitto, e quindi lo incoraggia.
Possiamo spiegare questo concetto così: esistono diverse credenze, visioni del mondo e filosofie nel mondo. È assai naturale che tutte queste diverse idee abbiano elementi in contrasto con le altre. Ma queste diverse posizioni si possono contemplare l'una l'altra in uno dei seguenti modi:
1) Possono rispettare l'esistenza di chi non è come loro e cercare di aprire un dialogo con loro, usando metodi umani. Infatti, questo metodo è conforme alla moralità del Corano.
2) Possono scegliere di combattersi a vicenda e cercare di assicurarsi un vantaggio danneggiando l'altro, in altre parole, comportandosi come gli animali selvatici. Questo è il metodo adoperato dal materialismo, cioè dalla mancanza di religione.
L'orrore che noi chiamiamo terrorismo non è altro che un'affermazione di questa seconda visione.
Quando prendiamo in considerazione le differenze tra i due approcci, possiamo vedere come l'idea dell'"uomo come animale da combattimento" che il darwinismo ha imposto alla gente sia particolarmente influente. È possibile che certi individui e gruppi che hanno scelto la via del conflitto non abbiano mai sentito parlare del darwinismo e dei principi di quella ideologia. Ma alla fine, sono d'accordo con una visione del mondo le cui basi filosofiche continuano ad appoggiarsi sul darwinismo. Ciò che li porta a credere alla giustezza di una simile visione si rifà a slogan basati sul darwinismo, come "in questo mondo, sopravvivono i più forti", "i pesci grossi mangiano quelli piccoli", "la guerra è una virtù" e "l'uomo si fa strada conducendo guerre". Togliete il darwinismo e non restano altro che slogan vuoti.
In realtà, quando si toglie il darwinismo, non resta alcuna filosofia del "conflitto". Le tre religioni divine in cui crede la maggior parte delle persone nel mondo, l'Islam, il Cristianesimo e il Giudaismo, si oppongono tutte alla violenza. Tutte e tre queste religioni desiderano portare la pace e l'armonia al mondo e si oppongono all'uccisione, alla crudeltà e alla tortura nei confronti di persone innocenti. Il conflitto e la violenza violano la moralità che Dio ha stabilito per l'uomo e sono concetti anormali e indesiderabili. Però, il darwinismo vede e dipinge il conflitto come se si trattasse di un concetto naturale, giustificato e corretto, che deve esistere.
Perciò, se alcune persone commettono atti di terrorismo usando i concetti e i simboli dell'Islam, del Cristianesimo o del Giudaismo in nome di tali religioni, potete essere certi che tali persone non siano musulmani, cristiani o ebrei. Sono veri e propri darwinisti sociali. Si nascondono sotto un manto religioso, ma non sono veri credenti. Anche se pretendono di servire la religione, in realtà sono nemici della religione e dei credenti. Questo avviene perché stanno commettendo spietatamente un delitto che la religione vieta e in modo da diffamare la religione agli occhi della gente.
Per questo, le radici del terrorismo che assilla il nostro pianeta non sono una delle religioni divine, ma l'ateismo e l'espressione dell'ateismo ai nostri tempi: il "darwinismo" e il "materialismo".

L'ISLAM NON È LA SORGENTE DEL TERRORISMO BENSÌ LA SUA SOLUZIONE
Certe persone che sostengono di agire nel nome della religione possono male interpretare la loro religione o praticarla in maniera erronea. Per questa ragione, sarebbe sbagliato formarsi delle idee su quella religione prendendo ad esempio queste persone. Il miglior modo per capire una religione è studiare la sua fonte divina.
La sacra fonte dell'Islam è il Corano; e il modello di moralità dell'Islam del Corano è completamente differente dall'immagine formatasi nella mente di alcuni occidentali. Il Corano si basa sui concetti di moralità, amore, compassione, pietà, umiltà, sacrificio, tolleranza e pace, e un musulmano che vive secondo questa morale nel suo vero senso, sarà molto benevolo, premuroso, tollerante, fiducioso e accomodante. Egli diffonderà intorno a sé amore, rispetto, armonia e gioia di vivere.

L'Islam è una religione di pace e di benessere
La parola Islam deriva dalla parola che in arabo significa "pace". L'Islam è una religione rivelata all'umanità con l'intento di presentare una vita pacifica mediante la quale l'infinita compassione e grazia di Dio si manifestano sulla Terra. Dio chiama tutte le persone alla morale islamica, mediante la quale misericordia, compassione, tolleranza e pace possono essere sperimentate tutto il mondo. Nella sura al-Baqara (Corano II, 208), Dio si rivolge ai credenti in questo modo:
O voi che credete! Entrate tutti nella Pace (Islam). Non seguite le tracce di Satana. In verità egli è il vostro dichiarato nemico.
Come spiega il versetto, la sicurezza può essere assicurata soltanto se "si entra nell'Islam", cioè, vivendo secondo i valori del Corano.

Dio ha condannato la malvagità
Dio chiama le persone alla pace e alla sicurezza, mentre le ideologie non religiose incoraggiano i conflitti e il terrore.
Dio ha ordinato al popolo di evitare di commettere il male; Egli ha proibito la miscredenza, l'immoralità, la ribellione, la crudeltà, l'aggressività, l'omicidio e lo spargimento di sangue. Egli descrive coloro che non obbediscono a questo comandamento come "seguaci delle tracce di Satana" e dice che assumono una posizione che è apertamente rivelata come peccato nel Corano. Ecco qualcuno dei molti versetti su questo argomento nel Corano:
Coloro che infrangono il patto di Dio dopo averlo accettato, spezzano ciò che Dio ha ordinato di unire e spargono la corruzione sulla terra - quelli saranno maledetti e avranno la peggiore delle dimore (Corano XIII, 25).
Cerca, con i beni che Dio ti ha concesso, la Dimora Ultima. Non trascurare i tuoi doveri in questo mondo, sii benefico come Dio lo è stato con te e non corrompere la terra. Dio non ama i corruttori (Corano XXVIII, 77).
Come si vede, Dio ha proibito ogni tipo di atto malevolo nella religione dell'Islam, inclusi terrorismo e violenza, e ha condannato coloro che commettono tali atti. Un musulmano conferisce la bellezza al mondo e lo migliora.

L'Islam difende la tolleranza e la libertà di parola
L'Islam è una religione che offre e garantisce libertà di idee, pensiero e vita. I comandamenti sono stati emanati per evitare e proibire la tensione, le dispute, la calunnia e anche i pensieri negativi tra le persone.
Nello stesso modo in cui è decisamente contrario al terrorismo e a tutti gli atti di violenza, proibisce anche che su di essi venga esercitata la minima pressione ideologica:
Non c'è costrizione nella religione. La retta via ben si distingue dall'errore. Chi dunque rifiuta l'idolo e crede in Dio, si aggrappa all'impugnatura più salda senza rischio di cedimenti. Dio è audiente, sapiente (Corano II, 256).
Ammonisci dunque, ché tu altro non sei che un ammonitore e non hai autorità alcuna su di loro (Corano LXXXVIII, 21-22).
Costringere le persone a credere in una religione o ad adottare le sue forme di fede è completamente contrario all'essenza e allo spirito dell'Islam. Secondo l'Islam, la vera fede è possibile solo con il libero arbitrio e la libertà di coscienza. Naturalmente, i musulmani possono consigliarsi e incoraggiarsi tra di loro sugli aspetti della morale Coranica, ma non faranno mai ricorso alla costrizione, né ad alcun tipo di pressione fisica o psicologica. Né dovranno mai usare alcun privilegio di questo mondo per indirizzare qualcuno verso la religione.
Immaginiamo un modello di società completamente opposto. Per esempio, un mondo in cui le persone sono forzate per legge a praticare la religione. Un tale modello di società è completamente contrario all'Islam perché fede e devozione hanno valore soltanto se sono indirizzate a Dio dalla libera volontà dell'individuo. Se un sistema impone la fede e la devozione alla gente, costoro diventeranno religiosi soltanto per paura di quel sistema. Da un punto di vista religioso, ciò che veramente conta è che la religione sia vissuta per compiacere Dio in un contesto in cui le coscienze delle persone sono totalmente libere.

Dio ha messo fuorilegge l'uccidere persone innocenti
Secondo il Corano, uno dei più grandi peccati è quello di uccidere un essere umano che non abbia commesso alcuna colpa.
... chiunque uccida un uomo che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra, sarà come se avesse ucciso l'umanità intera. E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato tutta l'umanità.
I Nostri messaggeri sono venuti a loro con le prove! Eppure molti di loro commisero eccessi sulla terra (Corano V, 32).
Coloro che non invocano altra divinità assieme a Dio; che non uccidono, se non per giustizia, un'anima che Dio ha reso sacra; e non si danno alla fornicazione. E chi compie tali azioni avrà una punizione (Corano XXV, 68).
Come suggeriscono i versetti, chi uccide senza ragione persone innocenti è destinato a grandi sofferenze. Dio ha rivelato che uccidere anche un'unica persona è male come assassinare tutta l'umanità. Una persona che osservi i limiti posti da Dio non può far male a un solo essere umano, per non dire del massacro di migliaia di persone innocenti. Coloro che sostengono di poter evitare la giustizia e quindi la punizione in questo mondo non riusciranno mai, perché dovranno render conto di ciò che hanno fatto di fronte a Dio. È per questo che i credenti, che sanno che dovranno render conto dei loro atti dopo la morte, sono molto scrupolosi nell'osservare i limiti imposti da Dio.

Dio ordina ai credenti di essere compassionevoli e misericordiosi
La morale islamica in un versetto viene descritta così:
... Ed essere tra coloro che credono e vicendevolmente si invitano alla costanza e vicendevolmente si invitano alla misericordia. Costoro sono i compagni della destra (Corano XC, 17-18).
Come si vede questo versetto, uno dei precetti morali importanti che Dio ha inviato ai Suoi servi in modo che essi possano ricevere salvezza e misericordia e ottenere il Paradiso, è quello di "vicendevolmente invitarsi alla misericordia".
L'Islam è descritto nel Corano come una religione moderna, illuminata e progressista. Un musulmano è soprattutto una persona di pace; è tollerante con uno spirito democratico sapiente, illuminato, onesto, informato su arte e scienza e civilizzato.
Un musulmano educato nel pregevole insegnamento morale del Corano, si accosta a chiunque con l'amore che l'Islam prevede. Dimostra rispetto per ogni idea e dà valore ad arte ed estetica. È conciliante di fronte a ogni evento, fa calare la tensione e riporta in buoni rapporti. Nelle società composte di individui di questo genere, ci sarà una civiltà più sviluppata, una morale sociale superiore, e più gioia, felicità, giustizia, sicurezza, abbondanza e benedizioni che nella maggior parte delle nazioni moderne del mondo d'oggi.

Dio ha ordinato tolleranza e perdono
Il concetto di perdono la tolleranza, descritto nelle parole, 'mostra indulgenza' (Corano VII, 199) è uno dei principi più fondamentali dell'Islam.
Se guardiamo alla storia dell'Islam, il modo in cui i musulmani hanno tradotto questo importante aspetto della morale Coranica nella vita della società si vede molto chiaramente. I musulmani hanno sempre portato con sé un'atmosfera di libertà e tolleranza e abolito le pratiche illecite dovunque siano andati. Essi hanno permesso a popoli le cui religioni, lingue e culture sono completamente diverse le une dalle altre, di vivere insieme in pace e armonia sotto lo stesso tetto, e di fornire la pace e l'armonia per i propri stessi componenti. Una delle ragioni più importanti per la sopravvivenza secolare dell'Impero Ottomano, che si espandeva su un territorio enorme, era l'atmosfera di tolleranza e la comprensione che l'Islam portava con sé. I musulmani, che sono stati conosciuti per la loro natura tollerante e amorevole per secoli, sono sempre stati il più compassionevole e giusto dei popoli. All'interno di questa struttura multinazionale, tutti i gruppi etnici sono stati liberi di vivere secondo la propria religione e le proprie regole.
La vera tolleranza può portare solo pace e benessere al mondo quando è attuata insieme alle linee fissate nel Corano. L'attenzione è portata su questo in un versetto che recita:
Non sono certo uguali la cattiva [azione] e quella buona. Respingi quella con qualcosa che sia migliore: colui dal quale ti divideva l'inimicizia, diventerà un amico affettuoso (Corano XLI, 34).

Conclusioni
Tutto ciò dimostra che la morale che l'Islam raccomanda all'umanità porta al mondo le virtù della pace, dell'armonia e della giustizia. La barbarie conosciuta come terrorismo, che attualmente preoccupa tanto il mondo, è l'opera di persone ignoranti e fanatiche, completamente estranee dalla morale Coranica, e che non hanno assolutamente nulla a che fare con la religione. La soluzione per queste persone e per i gruppi che provano a mettere in atto la loro ferocia sotto la maschera della religione è l'insegnamento della vera morale Coranica. In altre parole, l'Islam e la morale Coranica sono la soluzione alla calamità del terrorismo, non certo il suo sostegno.

INTRODUZIONE PERCHÈ LA TEORIA DELL'EVOLUZIONE?

Alcuni, quando si parli di teoria dell'evoluzione o darwinismo, pensano che tali concetti riguardino soltanto il campo della scienza e che non abbiano alcuna rilevanza nell'ambito della loro vita quotidiana. Questa è un'incomprensione diffusa. Ben lungi dall'essere una semplice nozione nel contesto delle scienze biologiche, la teoria dell'evoluzione costituisce la base di una filosofia ingannevole che ha soggiogato un gran numero di persone: il materialismo.
La filosofia materialista, che accetta solo l'esistenza della materia e suppone che l'uomo sia solo un 'mucchio di materia', afferma che non sarebbe nulla di più di un animale, dove il 'conflitto' costituisce l'unica regola della sua esistenza. Anche se viene propagata come una filosofia moderna basata sulla scienza, il materialismo è in realtà un antico dogma privo di basi scientifiche. Concepito nell'antica Grecia, questo dogma fu riscoperto dai filosofi atei del Settecento. Nell'Ottocento, fu poi trapiantato in diverse discipline scientifiche grazie a pensatori come Karl Marx, Charles Darwin e Sigmund Freud. In altre parole, la scienza venne distorta per far posto al materialismo.
Gli ultimi due secoli hanno costituito una sanguinosa arena per il materialismo: le ideologie basate sul materialismo (o ideologie concorrenti che si opponevano al materialismo, ma ne condividevano le premesse) hanno portato uno stato permanente di violenza, guerra e caos nel mondo. Il comunismo, responsabile della morte di 120 milioni di persone, è il risultato diretto della filosofia materialista. Il fascismo, anche se pretende di costituire un'alternativa alla visione materialista, ha accettato il concetto materialista fondamentale del progresso attraverso il conflitto e ha lanciato regimi oppressivi, massacri, guerre mondiali e genocidi.
Accanto a queste due ideologie sanguinarie, anche l'etica individuale e sociale è stata corrotta dal materialismo.
Il messaggio ingannevole del materialismo, che riduce l'uomo a un animale apparso per caso e senza alcuna responsabilità verso alcun essere, ha demolito i pilastri morali, come l'amore, la compassione, il sacrificio di sé, la modestia, l'onestà e la giustizia. Disorientata dal motto materialista, "la vita è lotta", la gente è arrivata a vedere le proprie vite come nient'altro che uno scontro di interessi e ciò ha portato, a sua volta, a condurre la vita secondo la legge della giungla.
Tracce di questa filosofia, che porta molte responsabilità per i disastri compiuti per mano umana nel corso degli ultimi due secoli, si possono trovare in ogni ideologia che vede nelle differenze tra le persone dei 'motivi di conflitto'. Questo comprende i terroristi dei giorni nostri che affermano di sostenere la religione, mentre commettono uno dei più grandi peccati, uccidendo gente innocente.

Karl Marx rese chiaro il fatto che la teoria di Darwin offriva una solida base per il materialismo e quindi anche per il comunismo. Egli dimostrò la sua simpatia per Darwin anche dedicandogli Il Capitale, che è considerata la sua opera maggiore. Nell’edizione tedesca del libro, scrisse: “da un devoto ammiratore a Charles Darwin".
La teoria dell'evoluzione, o darwinismo, fa comodo a questo punto, perché fornisce la tessera mancante nel puzzle. Ecco perché Karl Marx, il fondatore del comunismo e del materialismo dialettico, ha scritto che il darwinismo costituiva "la base nella storia naturale" della sua visione del mondo.1
Ma quella base era marcia. Le scoperte scientifiche moderne mostrano ripetutamente come la credenza popolare che associa il darwinismo alla scienza sia falsa. L'evidenza scientifica confuta totalmente il darwinismo e rivela che l'origine della nostra esistenza non si trova nell'evoluzione ma nella creazione. Dio ha creato l'universo, tutti gli esseri viventi e l'uomo.
Questo libro è stato scritto per rendere noto alla gente questo fatto. A partire dalla sua prima pubblicazione, in Turchia e poi in molti altri paesi, milioni di persone hanno letto e apprezzato questo libro. È stato stampato, oltre che in turco, in inglese, tedesco, italiano, spagnolo, russo, cinese, bosniaco, arabo, albanese, urdu, malese e indonesiano (il testo del libro si può scaricare gratuitamente in tutte queste lingue all'indirizzo www.evolutiondeceit.com).
L'impatto dell'Inganno dell'evoluzione è stato riconosciuto dai principali esponenti della visione opposta. Harun Yahya è stato oggetto di un articolo sul New Scientist intitolato "Darwin al rogo". Questo importante periodico popolare darwinista ha notato nel suo numero di aprile 2000 che Harun Yahya è un "eroe internazionale" e ha espresso la propria preoccupazione per il fatto che i suoi libri "sono stati diffusi in tutto il mondo islamico".
Science, il periodico principale della comunità scientifica generale, ha sottolineato l'impatto e la sofisticazione delle opere di Harun Yahya. L'articolo di Science, "il creazionismo si radica là dove si incontrano l'Europa e l'Asia", del 18 maggio 2001, ha commentato che in Turchia "opere sofisticate come L'inganno dell'evoluzione e Il volto oscuro del darwinismo. sono diventate più influenti dei libri di testo in certe parti del paese". Il giornalista prosegue, valutando le opere di Harun Yahya, che hanno iniziato "uno dei movimenti antievoluzionistici più forti del mondo fuori dall'America settentrionale".
Anche se simili periodici evoluzionistici notano l'impatto dell'Inganno dell'evoluzione, essi non offrono alcuna risposta scientifica ai suoi argomenti. Il motivo, ovviamente, è che ciò semplicemente non è possibile. La teoria dell'evoluzione si trova in una condizione di completo stallo, un fatto che scoprirete leggendo i capitoli che seguono. Questo libro vi aiuterà a capire che il darwinismo non è una teoria scientifica, ma un dogma pseudoscientifico sostenuto in nome della filosofia materialista, nonostante le prove contrarie e una vera e propria confutazione.
Noi speriamo che L'inganno dell'evoluzione continuerà a contribuire per molto tempo alla confutazione del dogma materialista darwinista che sta fuorviando l'umanità sin dall'Ottocento. E ricorderà alla gente i fatti decisivi della nostra vita, come siamo venuti a essere e quali siano i nostri doveri verso il nostro Creatore.

IL DISEGNO INTELLIGENTE, in altre parole la CREAZIONE
Dio non ha bisogna di un disegno per creare.
È importante capire in maniera corretta il termine "disegno". Il fatto che Dio abbia creato un disegno senza difetti non significa che abbia prima fatto un piano, per poi metterlo in atto. Dio, il Signore della Terra e dei cieli, non ha bisogno di "disegni" per creare. Dio è al di soprà di ogni simile manchevolezza. Progetta e crea nello stesso istante.
Quando Dio vuole che qualcosa avvenga, Gli basta dire, "Sia!"
Come ci dicono i versetti del Corano:
Quando vuole una cosa, il Suo ordine consiste nel dire "Sii" ed essa è [Corano XXXVI, 82].
[Dio] è il Creatore dei cieli e della Terra; quando vuole una cosa, dice "Sii"ed essa è [Corano II, 117].
 

PREFAZIONE UN GRANDE MIRACOLO DEI NOSTRI TEMPI: CREDERE NELL'INGANNO EVOLUZIONISTA


Tutti i milioni di specie viventi sulla terra hanno caratteristiche miracolose, schemi comportamentali unici e strutture fisiche perfette. Ognuno di questi esseri viventi è stato creato con i suoi dettagli unici e la sua unica bellezza. Le piante, gli animali e l'uomo soprattutto, sono stati creati con grande sapienza e arte, dall'apparenza esterna fino alle cellule, invisibili ad occhio nudo. Oggi ci sono molte branche della scienza, e decine di migliaia di scienziati che lavorano in queste branche, che compiono ricerche su ogni particolare di questi esseri viventi, scoprono gli aspetti miracolosi di quei particolari e provano a fornire una risposta alle domande su come essi siano venuti in esistenza.
Alcuni di questi scienziati restano stupiti nello scoprire gli aspetti miracolosi di queste strutture che studiano, e l'intelligenza che sta dietro quell'esistenza, e testimoniano l'infinita sapienza e saggezza che esse comportano. Invece altri, in modo sorprendente, sostengono che tutte queste caratteristiche miracolose siano il prodotto del caso cieco. Questi scienziati credono nella teoria dell'evoluzione. Nella loro visione, le proteine, le cellule e gli organi che compongono tali esseri viventi sono il risultato di una sequenza di coincidenze. È abbastanza sconvolgente che queste persone, che hanno studiato per molti anni, compiuto studi estesi e scritto libri sul funzionamento miracoloso perfino di un organulo all'interno della cellula, in se stesso troppo piccolo per essere visto a occhio nudo, possano pensare che queste strutture straordinarie siano frutto del caso.
La catena di coincidenze in cui tali eminenti professori credono, sfida talmente la ragione che questa loro credenza lascia gli osservatori esterni decisamente sconcertati. Secondo questi professori, un certo numero di sostanze chimiche, inizialmente semplici, si sono unite e hanno formato una proteina - il che non è possibile più di quanto lo sia che un insieme casuale di lettere vada a sistemarsi da sé in modo da formare un poema. Quindi, altre coincidenze avrebbero portato all'apparizione di altre proteine. Queste, poi, sempre per caso, si sarebbero combinate in maniera organizzata. Non soltanto le proteine, ma il DNA, l'RNA, gli enzimi, gli ormoni e gli organuli cellulari, tutte strutture molto complesse all'interno della cellula, si sono trovati contemporaneamente ad apparire e a unirsi. Come risultato di questi miliardi di coincidenze, è venuta in essere la prima cellula. La miracolosa abilità del caso cieco non si sarebbe fermata qui, poiché queste cellule avrebbero poi cominciato a moltiplicarsi. Secondo la tesi in questione, un'altra coincidenza ha poi organizzato queste cellule e prodotto da esse il primo essere vivente.
Miliardi di "eventi casuali" si sono dovuti verificare tutti insieme perché si formasse anche un occhio in un essere vivente. Anche qui, nell'equazione entra il cieco processo chiamato coincidenza: prima, essa ha aperto due fori della grandezza necessaria e nel miglior posto possibile del cranio, e poi le cellule, che per caso si trovavano in quel luogo in contemporanea, hanno cominciato a costruire l'occhio.
Come abbiamo visto, le coincidenze agivano con la conoscenza di ciò che volevano produrre. Fin dai primi momenti, "il caso" sapeva in cosa consisteva vedere, sentire e respirare, anche se non c'era alcun esempio di tali cose in nessun luogo nel mondo in quel momento. Esso mostrava grande intelligenza e la consapevolezza, esibiva una notevole capacità di pianificare e ha costruito la vita passo passo. Questo è lo scenario totalmente irrazionale a cui questi professori, scienziati e ricercatori i cui nomi sono grandemente rispettati e le cui idee sono così influenti, hanno consacrato se stessi. Tutt'ora, con testardaggine infantile, escludono tutti coloro che rifiutano di credere in queste favolette, accusandoli di essere anti-scientifici e bigotti. In realtà non c'è molta differenza tra questa e la mentalità medievale bigotta, fanatica e ignorante, che puniva coloro che sostenevano che la terra non era piatta.
Ma c'è di più, alcune di queste persone sostengono di essere musulmani e di credere in Dio. Queste persone trovano che dire "Dio ha creato tutta la vita" sia anti-scientifico, eppure sono totalmente capaci di credere che dire "la vita proviene da un processo inconscio consistente di miliardi di coincidenze miracolose" sia scientifico.
Se metteste una pietra intagliata o un idolo di legno davanti a queste persone e diceste loro: "guardate, quest'idolo ha creato questa stanza e ogni cosa che contiene", esse direbbero che ciò è totalmente stupido e rifiuterebbero di crederci. Eppure, a dispetto di ciò, esse sostengono che il non-senso secondo cui il processo inconscio conosciuto come caso gradualmente ha portato esistere questo mondo e tutti i miliardi di meravigliosi esseri viventi in esso, con una sconfinata programmazione", sia la più grande spiegazione scientifica.
In breve, queste persone considerano il caso come un dio, e sostengono che è intelligente, cosciente e potente abbastanza per creare esseri viventi e tutti gli equilibri sensibili nell'universo. Quando si dice loro che è stato Dio, che possiede infinita saggezza, a creare tutte le cose viventi, questi professori evoluzionisti rifiutano di accettare i fatti, e sostengono che miliardi di coincidenze inconsce, non intelligenti, e impotenti, senza alcuna volontà propria, siano effettivamente una forza creatrice.
Il fatto che delle persone istruite, intelligenti e sapienti possano in gruppo credere nella tesi più irrazionale e illogica della storia, come sotto incantesimo, è davvero un grande miracolo. Nello stesso modo che Dio miracolosamente crea qualcosa come la cellula, con le sue straordinarie organizzazione e proprietà, queste persone sono proprio miracolosamente tanto cieche e senza comprensione da essere incapaci di vedere ciò che si trova sotto il loro naso. È uno dei miracoli di Dio che gli evoluzionisti siano incapaci di vedere dei fatti che anche i bambini piccoli riescono a vedere, e non riescano a comprenderli, non importa quante volte vengono loro ripetuti.
Leggendo questo libro, il lettore si troverà di frequente di fronte a questo miracolo. E vedrà anche che, pur essendo una teoria totalmente crollata di fronte ai fatti scientifici, il darwinismo è un grande inganno che è totalmente incompatibile con la ragione e la logica, e che sminuisce coloro che lo difendono.

CAPITOLO 1 PER LIBERARSI DAL PREGIUDIZIO

Per lo più, qualsiasi affermazione proveniente dagli scienziati viene accettata come rigorosamente esatta. Non si pensa che essi possano avere svariati pregiudizi di natura filosofica o ideologica. La realtà è che gli scienziati evoluzionisti impongono i loro preconcetti e i loro punti di vista filosofici al pubblico sotto la maschera della scienza. Per esempio, sebbene sappiano che gli eventi accidentali non causino altro che irregolarità e confusione, persistono, tuttavia, nell'affermare che il meraviglioso ordine, piano e progetto, visibile nell'universo e negli organismi viventi, abbia avuto inizio per caso.
Un biologo di simili idee capirà facilmente che vi è una stupefacente armonia in una molecola proteica, la pietra di costruzione della vita, è possibile che ciò sia accaduto per caso. Asserirà, tuttavia, che questa proteina è giunta all'esistenza miliardi di anni or sono in seguito a primitivi processi accidentali. E non si fermerà qui; affermerà inoltre, senza ombra di dubbio, che milioni di proteine si siano formate fortuitamente e che si siano riunite sorprendentemente per creare la prima cellula vivente. Per di più, egli difenderà la sua idea con cieca caparbietà. Questo è uno scienziato evoluzionista.
Se lo stesso studioso, procedendo lungo una strada pianeggiante, dovesse imbattersi in tre mattoni posti l'uno sull'altro, non penserebbe mai che questi si fossero incontrati e quindi aggregati in tal guisa accidentalmente. Infatti, chiunque affermasse questo, sarebbe ritenuto pazzo.
Com'è quindi possibile che uomini in grado di valutare razionalmente eventi ordinari possano adottare punti di vista talmente irrazionali qualora si trovino a dover pensare alla loro esistenza?
Non è possibile sostenere che un simile atteggiamento sia stato assunto in nome della scienza: l'approccio scientifico richiede che vengano prese in considerazione entrambe le alternative, nel caso in cui, in riferimento a una data circostanza, siano in pari grado possibili. Qualora la probabilità di una delle due risulti molto inferiore, per esempio corrisponda soltanto al 1 per cento, allora la cosa razionale e scientifica da fare sarà di prendere in considerazione come valida l'altra alternativa, equivalente al 99 per cento.
Procediamo, quindi, tenendo a mente questa base scientifica. Vi sono due punti di vista che vengono sostenuti in relazione al modo in cui gli esseri viventi sono pervenuti all'esistenza sulla Terra. La prima è che Dio crea tutti gli esseri viventi nella loro presente struttura complessa. La seconda è che la vita sia stata formata da una serie di coincidenze inconsapevoli e casuali, secondo quanto propugnato dalla teoria evoluzionista.
Nel considerare i dati scientifici, ad esempio quelli della biologia molecolare, si può osservare che non vi è alcuna possibilità che una singola cellula vivente -o anche uno dei milioni di proteine presenti in questa cellula- possa essere giunta all'esistenza per caso, secondo l'opinione degli evoluzionisti. Come si vedrà nei capitoli successivi, anche i calcoli delle probabilità apportano ulteriori conferme, a tal punto che la dottrina evoluzionista sulla comparsa degli esseri viventi ha zero possibilità di essere vera.
Ciò significa che il primo punto di vista gode del "cento per cento" di probabilità di essere vero. Ossia, la vita è pervenuta all'essere consapevolmente. Ponendo la questione in termini diversi, è stata "creata". Tutti gli esseri viventi sono giunti all'esistenza grazie al progetto di un Creatore, eminente per superiore potenza, sapienza e conoscenza. Questa realtà non è un semplice motivo di convinzione, è la normale conclusione alla quale conducono il senno, la logica e la scienza.
In tali circostanze, il nostro scienziato "evoluzionista" dovrebbe prendere le distanze dalle sue affermazioni e aderire a un fatto che, oltre a essere ovvio, è anche provato. In caso contrario, egli dimostrerebbe di sfruttare la scienza per la sua filosofia, ideologia e dogma, piuttosto che essere un vero scienziato.
La rabbia, la caparbietà e i pregiudizi del nostro "scienziato" si accresceranno progressivamente ogniqualvolta si troverà costretto a confrontarsi con la realtà. Il suo atteggiamento può essere chiarito con una sola parola: "fede". Si tratta infatti di una cieca fede superstiziosa, dal momento che non vi può essere alcun'altra spiegazione di fronte al disprezzo per tutti i fatti e in presenza di una eterna devozione all'assurdo scenario che egli ha costruito nella sua mente.

Cieco materialismo
La falsa fede di cui stiamo parlando è la filosofia materialista, la quale afferma che la materia è sempre esistita e che non vi è altro oltre a essa. La teoria evoluzionista rappresenta il cosiddetto "fondamento scientifico" di questa filosofia ed è quindi difesa ciecamente al fine di sostenerne la veridicità. Nel momento in cui la scienza dimostra l'infondatezza delle affermazioni dell'evoluzionismo -e questo è il punto che è stato raggiunto ora, alla fine del XX secolo- si cerca allora di distorcerla e di renderla tale da corroborare la teoria dell'evoluzione, al fine di mantenere in vita il materialismo.
Una breve citazione da uno dei più noti biologi evoluzionisti turchi è un buon esempio che permette di constatare il disordinato criterio e giudizio a cui conduce questa cieca devozione. Questo scienziato discute la probabilità della formazione casuale del citocroma-C, che è uno degli enzimi più indispensabili alla vita:
La probabilità della formazione di una sequenza di citocroma-C è probabilmente pari a zero. Ovverosia, se la vita richiede una certa sequenza, si potrebbe dire che questa ha la probabilità di realizzarsi verosimilmente una sola volta nell'intero universo. Diversamente, alcuni poteri metafisici al di là della nostra definizione sarebbero dovuti intervenire nella sua formazione. Accettare quest'ultima proposizione non è tuttavia appropriato agli scopi della scienza. Noi dobbiamo, dunque, esaminare la prima ipotesi. 2

Michael Behe:
"Un silenzio imbarazzato circonda l‘assoluta complessità della cellula"
Questo scienziato reputa "più scientifico" accettare una possibilità "probabilmente pari a zero" piuttosto che la creazione. Comunque, secondo i metodi della scienza, se esistono due spiegazioni alternative riguardo a un evento e se una di esse ha una possibilità di realizzazione "probabilmente pari a zero", allora l'altra deve essere considerata quella corretta. Tuttavia, l'approccio dogmatico materialistico proibisce di ammettere l'esistenza di un Creatore superiore. Tale proibizione conduce quindi questo scienziato -e molti altri che credono nello stesso dogma materialistico- ad accettare asserzioni che ripugnano completamente alla ragione.
Coloro che credono e hanno fiducia in questi scienziati vengono a loro volta asserviti e accecati dal medesimo sortilegio, adottando necessariamente la stessa indifferenza che si ricava dalla lettura dei loro libri ed articoli.
Tale dogmatico punto di vista materialistico è la ragione per cui molti nomi eminenti della comunità scientifica si dichiarano atei. Coloro che si emancipano dalla schiavitù di questa magia e pensano con mente aperta, non esitano ad accettare l'esistenza di un Creatore. Il biochimico americano Michael J. Behe, uno tra i più illustri sostenitori del movimento per difendere il fatto della creazione che è di recente divenuta ampiamente accettata, descrive così quegli scienziati che si oppongono alla credenza nella creazione di organismi viventi:
Negli ultimi quattro decenni la moderna biochimica ha scoperto i segreti della cellula. Ciò ha richiesto il sacrificio, da parte di decine di migliaia di persone, della parte migliore della loro vita al tedioso lavoro di laboratorio... Il risultato di questi sforzi cumulativi per investigare la cellula -per studiare la vita allo stato molecolare- è un forte, chiaro e acuto grido: "progetto!". L'esito è a tal punto privo di ambiguità e significativo da dover essere classificato come una delle più grandi conquiste nella storia della scienza... Tuttavia un curioso silenzio pieno d'imbarazzo circonda l'assoluta complessità della cellula. Per quale motivo la comunità scientifica non abbraccia avidamente la sua sorprendente scoperta? Perché l'osservazione del progetto viene maneggiata con guanti intellettuali? Il dilemma è che mentre una parte [della questione] viene classificata come progetto intelligente, l'altra deve essere chiamata Dio.3
Questa è la posizione degli scienziati evoluzionisti atei quale si può incontrare sui giornali, alla televisione e nei libri. Tutta la ricerca scientifica condotta da queste persone ha dimostrato l'esistenza di un Creatore. Tuttavia sono divenuti a tal punto indifferenti e ciechi, a causa dell'educazione dogmatica materialista di cui sono imbevuti, da persistere caparbiamente nel loro rifiuto.
Gli uomini che trascurano irremovibilmente i chiari segni e le prove del Creatore diventano totalmente insensibili. Imprigionati in un'ignara fiducia in sé stessi, dovuta alla loro indifferenza, essi possono anche ridursi a sostenere che un'assurdità sia una virtù. Un esempio particolarmente calzante è rappresentato dal celebre evoluzionista Richard Dawkins, il quale ha ammonito i cristiani di non credere di aver assistito ad un miracolo nemmeno se avessero visto la statua della Vergine Maria far loro dei segni. Scrive Dawkins: "Se, per una mera coincidenza, tutte le molecole si muovessero in una stessa direzione nello stesso momento, la mano potrebbe muoversi. Se poi si invertissero di nuovo, in uno stesso istante, la direzione del movimento della mano potrebbe muoversi all'indietro, verso la posizione originaria. In questo modo una statua di marmo potrebbe fare un cenno verso di noi. Potrebbe accadere".4
La psicologia dei miscredenti è sempre esistita nel corso della storia. Nel Corano essa è descritta in questi termini:
Quand'anche facessimo scendere gli angeli su di loro, e i morti parlassero e radunassimo tutte le

Richard Dawkins, impegnato a propagandare l’evoluzione
cose di fronte a loro, cre derebbero solo se Dio vuole. Ma la maggior parte di loro ignora! (Corano VI, 111).
Come questi versetti rendono evidente, il pensiero dogmatico degli evoluzionisti non è originale, né è peculiare soltanto di essi. Ciò che tali scienziati propugnano, infatti, non è un pensiero scientifico moderno, ma una forma di ignoranza che si protrae fino dalle meno civilizzate comunità pagane.
La stessa psicologia è descritta in un altro versetto del Corano:
Se anche aprissimo loro una porta del cielo perché possano ascendervi, direbbero: "I nostri occhi sono ipnotizzati o ci hanno lanciato un sortilegio!" (Corano XV, 14-15).

Indottrinamento di massa evoluzionista
Come si evince dai versetti sopracitati, una delle ragioni per cui la gente non può scorgere la realtà della loro esistenza è una specie di "sortilegio" che le impedisce di ragionare. È lo stesso tipo di "sortilegio" che si nasconde dietro alla universale accettazione della teoria evoluzionista. Ciò che intendiamo come sortilegio è un condizionamento indotto tramite l'indottrinamento. La gente è sottoposta a un tale indottrinamento riguardo alla correttezza della teoria evoluzionista da non comprendere spesso la distorsione esistente.
Questo indottrinamento provoca sul cervello un effetto negativo, che inabilita la facoltà di giudizio e la comprensione. Il cervello, sottoposto a tale pressione, comincia, infine, a percepire la realtà non come essa è effettivamente, ma secondo le direttive impartitegli. Tale fenomeno può essere osservato in diverse situazioni. Ad esempio, se, nel corso di una seduta d'ipnosi, viene istruisce qualcuno a credere che il letto sul quale sta giacendo è un'automobile, in seguito egli percepirà il letto come un'automobile. Penserà, di conseguenza, che tutto ciò sia molto logico e razionale, in quanto egli lo vedrà realmente e non vi sarà dubbio sulla sua buona fede. Esempi simili, che mostrano l'efficienza e il potere dei meccanismi di indottrinamento, sono realtà scientifiche verificate da innumerevoli esperimenti riportati nella letteratura scientifica che costituiscono il cibo quotidiano dei manuali di psicologia e psichiatria.
Icone dell’evoluzione di Jonathan Wells
La teoria evoluzionista e la visione materialistica del mondo, che su di essa si fonda, sono imposte alle masse grazie a tali metodi di indottrinamento. La gente, che di continuo vi si imbatte nei mezzi di comunicazione, nelle fonti accademiche e nelle piattaforme "scientifiche", non riesce a comprendere che accettare questa teoria significa in effetti contraddire i più basilari principi della ragione. Lo stesso tipo di indottrinamento coinvolge anche gli scienziati. Giovani studiosi in ascesa nelle loro carriere scientifiche, col passare del tempo, adottano, con sempre maggior frequenza, la visione del mondo materialista. Incantati da questo sortilegio, numerosi scienziati evoluzionisti proseguono nella loro ricerca al fine di trovare la conferma scientifica alle irrazionali e datate asserzioni del XIX secolo, ormai da lungo tempo confutate.
Vi sono inoltre dei meccanismi ulteriori che costringono gli scienziati a essere evoluzionisti e materialisti. Nei paesi occidentali, uno scienziato deve rispettare alcune norme per poter fare carriera, per ottenere dei riconoscimenti accademici o per riuscire a vedere pubblicati i suoi articoli su riviste scientifiche. La totale accettazione dell'evoluzionismo è il criterio principale. Questo sistema conduce questi studiosi a spendere la loro vita intera e la loro carriera scientifica per amore di un credo dogmatico. Il biologo molecolare statunitense Jonathan Wells far riferimento a questi meccanismi di pressione nel suo libro Icons of Evolution ("Le icone dell'evoluzione") pubblicato nel 2000:
I dogmatici darwinisti hanno cominciato imponendo un'interpretazione restrittiva dell'evidenza e dichiarando che questo è l'unico modo di fare scienza. I critici vengono quindi etichettati come non scientifici, i loro articoli respinti dalle riviste "ufficiali" le cui redazioni sono dominate dai dogmatici; ai critici vengono negati i finanziamenti degli enti statali, che girano le richieste di fondi ai dogmatici per una peer review; e i critici, alla fine, vengono espulsi direttamente dalla comunità scientifica. Durante questo processo, le prove contro la visione darwinista semplicemente spariscono, come succede ai testimoni contro la mafia. Oppure l'evidenza finisce sepolta in pubblicazioni specializzate, dove può essere trovata solo da un ricercatore molto impegnato. Una volta che i critici sono stati messi a tacere e le prove contrarie sono state seppellite, i dogmatici annunciano che c'è un dibattito scientifico attorno alla loro teoria, ma nessuna prova contraria.5
Questa è la realtà che perdura dietro l'affermazione, "l'evoluzione viene ancora accettata dal mondo scientifico". L'evoluzione viene conservata in vita, non perché abbia valore scientifico, ma perché è un obbligo ideologico. Pochissimi scienziati che sono coscienti del fatto osano dire che il re è nudo.
Nel resto di questo libro, analizzeremo le scoperte della scienza moderna contrarie all'evoluzione, che vengono o trascurate dagli evoluzionisti o finiscono "sepolte in pubblicazioni specializzate", e che portano chiare prove dell'esistenza di Dio. Il lettore si renderà conto che la teoria evoluzionista è effettivamente un inganno che, sebbene sia continuamente smentito dalla scienza, viene perpetrato al fine di occultare la realtà della creazione. È nostra speranza che il lettore, riflettendo sul contenuto di questo libro, sappia spezzare l'incantesimo che ottenebra le menti degli uomini inficiandone la capacità di giudizio.
Se egli saprà liberarsi da questo incantesimo riuscendo a pensare in modo chiaro, indipendente e senza pregiudizio, allora scoprirà presto la verità cristallina. Questa inevitabile verità, dimostrata dalla scienza in tutti i suoi aspetti, è che gli organismi viventi sono pervenuti all'esistenza non per un processo casuale, ma in seguito a creazione. L'uomo può agevolmente constatare tale realtà considerando le modalità della sua stessa esistenza, come egli sia giunto all'essere da una goccia d'acqua, o la perfezione di ogni essere vivente.

CAPITOLO 2 UNA BREVE STORIA DELLA TEORIA

Le radici del pensiero evoluzionista, nella forma di credo dogmatico volto a negare la creazione, risalgono all'antichità. La maggior parte dei filosofi pagani della Grecia antica difese l'idea dell'evoluzione. La storia della filosofia dimostra che tale idea costituisce l'essenza del pensiero di molti filosofi pagani.
Non fu, tuttavia, l'antica filosofia pagana, ma la fede in Dio a giocare un ruolo determinante nella nascita e nello sviluppo della scienza moderna. La maggior parte dei precursori furono persone che credevano nell'esistenza di Dio, i quali si avvalsero dello studio della scienza per scoprire l'universo da Lui creato, per comprendere le Sue leggi e i particolari della Sua creazione. Astronomi quali Copernico, Keplero e Galileo; il padre della paleontologia, Cuvier; il pioniere della botanica e della zoologia, Linneo; Isaac Newton, di cui si parla come del "più grande scienziato mai esistito", si dedicarono allo studio della scienza non solo credendo in Dio, ma sapendo anche che l'intero universo pervenne all'essere come risultato della Sua creazione.6 Albert Einstein, considerato il più grande genio della nostra epoca, fu un altro scienziato devoto che credette in Dio, come testimoniano le sue parole: "Non posso concepire un vero scienziato senza quella fede profonda. Tale condizione può essere espressa con una immagine: la scienza senza la religione è zoppa".7
Uno dei fondatori della fisica moderna, il fisico tedesco Max Planck, ha detto che chiunque si dedichi alla scienza seriamente deve leggere la frase che campeggia sul suo tempio: "abbiate fede". La fede è un attributo di cui uno scienziato non può fare a meno."8
La teoria dell'evoluzione è il risultato della filosofia materialistica riapparsa con il risveglio dell'antico pensiero materialista e diffusasi nel corso dell’Ottocento. Come abbiamo indicato in precedenza, questa dottrina tenta di spiegare la natura per mezzo di fattori puramente materiali. Dal momento che nega la creazione fin dal principio, essa asserisce che ogni cosa, animata o inanimata, sia apparsa senza un atto di creazione, ma piuttosto come l'esito di una coincidenza che ha assunto quindi un carattere di ordine. La mente umana è tuttavia disposta in modo tale da comprendere l'esistenza di una volontà organizzatrice ovunque scorga un ordine. La filosofia materialistica, che rappresenta esattamente il contrario di questa fondamentale facoltà della mente umana, ha prodotto la "teoria dell'evoluzione" alla metà dell’Ottocento.

L'immaginazione di Darwin
Colui che ha proposto la teoria evoluzionista nella forma oggi difesa fu un naturalista dilettante inglese, Charles Robert Darwin.
Darwin non ricevette mai una formale educazione in biologia. Egli ebbe soltanto un interesse amatoriale nell'ambito per natura e gli esseri viventi. Tale interesse lo spronò a unirsi volontariamente a una spedizione a bordo della nave Beagle, salpata dall'Inghilterra nel 1832, che per cinque anni visitò diverse regioni del mondo. Il giovane Darwin rimase fortemente impressionato dalla varietà delle specie viventi, in special modo da certi uccelli che vide nelle isole Galápagos. Egli pensò che le variazioni presenti nei loro becchi fossero state causate dal loro adattamento all'habitat in cui risiedevano. Con questa idea in mente, egli ipotizzò che l'origine della vita e delle specie si trovasse nel concetto di "adattamento all'ambiente". Darwin si opponeva all’idea che Dio avesse creato le differenti specie viventi separatamente. Suggeriva, piuttosto, che derivassero da un comune antenato, differenziandosi l’una dall’altra in seguito alle condizioni naturali.
L'ipotesi di Darwin non fu fondata su alcuna scoperta scientifica o esperimento; col tempo, tuttavia, egli la trasformò in una teoria pretenziosa, grazie all'appoggio e all'incoraggiamento ricevuto dai famosi biologi materialisti del suo tempo. L'idea era che gli individui che si adattavano all'habitat nel modo migliore trasferivano le loro qualità alle generazioni seguenti; queste qualità vantaggiose, accumulatesi nel tempo, trasformavano gli individui in specie totalmente differenti dai loro antenati. (L'origine di tali qualità era sconosciuta in questo periodo.) Secondo Darwin, l'uomo era l'esito più avanzato di questo meccanismo immaginario.
Darwin chiamò questo processo "evoluzione per selezione naturale". Egli credette di avere scoperto "l'origine delle specie": l'origine di una specie si trovava in un'altra specie. Pubblicò quindi tali considerazioni nel suo libro intitolato L'origine delle specie per mezzo della selezione naturale nel 1859.
Darwin era ben consapevole che questa sua teoria poneva molti problemi, come confessò nel suo libro al capitolo "Difficoltà della teoria". Tali difficoltà consistevano in primo luogo nei resti fossili, negli organi complessi degli esseri viventi che non potevano essere in alcun modo spiegati per mezzo della coincidenza (ad esempio gli occhi) e negli istinti degli esseri viventi. Darwin nutrì la speranza che questi ostacoli sarebbero stati superati dalle nuove scoperte; questo tuttavia non lo frenò dal proporre una serie di soluzioni completamente inadeguate. Il fisico americano Lipson ha scritto a proposito delle "difficoltà" di Darwin:
Nel leggere L'origine delle specie ho trovato che Darwin fosse molto meno sicuro di sé stesso di quanto si deduca dalle consuete rappresentazioni; il capitolo intitolato "Difficoltà della teoria" ad esempio, rivela dei dubbi considerevoli. Come fisico sono rimasto particolarmente incuriosito dai suoi commenti sul modo in cui l'occhio sarebbe apparso.9
Le leggi della genetica, scoperte dal monaco Gregor Mendel, hanno creato un‘impasse per la teoria dell’evoluzione.
Mentre sviluppava la sua teoria, Darwin fu profondamente influenzato da alcuni biologi evoluzionisti che lo avevano preceduto, in primo luogo dal francese Lamarck.10 Secondo quest'ultimo, le creature viventi si passavano i caratteri che avevano acquisito nel corso della loro vita da una generazione all'altra in modo tale da evolvere. Ad esempio, le giraffe si sarebbero evolute da animali simili ad antilopi estendendo il loro collo sempre più in alto di generazione in generazione, nel tentativo di raggiungere i rami di cui si cibavano, posti a un'altezza sempre maggiore. Darwin utilizzò così la tesi del "passaggio dei caratteri acquisiti" proposto da Lamarck come il fattore decisivo dell'evoluzione.
Sia Darwin che Lamarck erano tuttavia in errore, poiché, ai loro giorni, la vita poteva essere studiata solo valendosi di tecnologie primitive e di livello inadeguato. Rami della scienza quali la genetica e la biochimica non esistevano neppure di nome. Le loro teorie dipesero quindi dal potere dell'immaginazione.
Mentre risuonava l'eco del libro di Darwin, un botanico austriaco di nome Gregor Mendel scopriva, nel 1865, le leggi dell'ereditarietà. Rimasta nel silenzio fino alla fine del secolo, soltanto agli inizi
del Novecento la scoperta di Mendel godette di grande importanza. Ciò rappresentò la nascita della genetica. Solo più tardi divenne nota la struttura dei geni e dei cromosomi. La scoperta, nel 1950, della struttura della molecola del DNA, che incorpora le informazioni genetiche, provocò una grave crisi della teoria dell'evoluzione. La ragione era l'incredibile complessità della vita che invalidava i meccanismi evolutivi proposti da Darwin.
Tali sviluppi avrebbero dovuto avere l'effetto di relegare la teoria di Darwin tra i rifiuti della storia. Ciò, tuttavia, non avvenne in seguito all'insistenza di certi circoli per revisionare, rinnovare ed elevare la teoria ad una piattaforma scientifica. Questi sforzi assumono un senso soltanto se si comprende che tale teoria nasconde intenzioni ideologiche piuttosto che interessi scientifici.

Gli sforzi disperati del neodarwinismo
La teoria di Darwin entrò in una crisi profonda per la scoperta delle leggi della genetica nel primo quarto del Novecento. Nondimeno, un gruppo di scienziati, determinati a rimanere fedeli a Darwin, tentò di proporre delle soluzioni. L'incontro, organizzato dalla Società Geologica d'America, avvenne nel 1941. Genetisti quali G. Ledyard Stebbins e Thedosius Dobzhansky, zoologi come Ernst Mayr e Julian Huxley, paleontologi tra cui George Gaylard Simpson e Glenn L. Jepsen, genetisti matematici quali Ronald Fischer e Sewall Right, dopo una lunga discussione, si accordarono infine per "rappezzare" il darwinismo.
Questo schema sommario si focalizzò sulla questione dell'origine delle variazioni vantaggiose che, ipoteticamente, avevano causato l'evoluzione degli organismi viventi –un problema che Darwin stesso fu incapace di risolvere e che tentò semplicemente di eludere appoggiandosi a Lamarck. L'idea era ora quella delle "mutazioni casuali". Essi chiamarono questa nuova dottrina la "Teoria della moderna evoluzione sintetica", formulata grazie all'aggiunta del concetto di mutazione alla tesi della selezione naturale di Darwin. In breve tempo questa teoria divenne nota con il nome di "neodarwinismo", mentre coloro che l'avevano propugnata furono detti "neodarwinisti".
I decenni successivi videro una serie di disperati tentativi per dimostrare la validità della nuova teoria. Era già noto che le mutazioni –o "accidenti"– che avevano avuto luogo nei geni degli organismi viventi erano sempre state nocive. I neodarwinisti tentarono di farne un caso che giustificasse le "mutazioni vantaggiose", conducendo migliaia di esperimenti di mutazione. Tutti i loro tentativi si risolsero nondimeno in completi fallimenti.
Tentarono inoltre di dimostrare che i primi organismi viventi avrebbero potuto essere stati originati dal caso nelle primitive condizioni terrestri proposte dalla teoria, ma ne seguì lo stesso fallimento. Ogni esperimento che si sforzò di provare la generazione della vita da parte del caso fallì. I calcoli delle probabilità provarono che neppure una singola proteina avrebbe potuto essere stata generata dal caso. Neppure la cellula –ipoteticamente apparsa per caso durante le primitive e incontrollate condizioni terrestri elaborate dagli evoluzionisti– potrebbe essere sintetizzata, nemmeno dai più sofisticati laboratori del Novecento.
La teoria neodarwinista risulta inoltre inficiata dai reperti fossili. Nessuna "forma transizionale", quale venne ipotizzata allo scopo di dimostrare la graduale evoluzione degli organismi viventi dalle specie primitive a quelle avanzate, secondo i dettami della teoria neodarwinista, è mai stata scoperta in alcuna parte del mondo. Nel contempo, l'anatomia comparativa ha rivelato che le specie che si era ipotizzato si fossero evolute le une dalle altre, ebbero in realtà caratteristiche anatomiche assai differenti, confutando l'ipotesi di un'eventuale discendenza.
Ma il neodarwinismo non è mai stato una teoria scientifica, bensì un dogma ideologico, per non dire una sorta di "falsa religione". Il filosofo della scienza canadese, Michael Ruse, evoluzionista convinto, lo ammette in un discorso tenuto durante una riunione nel 1993:
E certamente, non c’è dubbio alcuno che in passato, e penso anche nel presente, per molti evoluzionisti, l’evoluzione abbia funzionato come qualcosa che contiene elementi che possiamo dire simili a una religione laica… E mi sembra molto chiaro che a un livello molto fondamentale, l’evoluzione in quanto teoria scientifica si impegna a una sorta di naturalismo…11
Questa è la ragione per cui i campioni della teoria dell'evoluzione persistono nel difendere le loro posizioni nonostante tutte le prove del contrario. Su un solo problema essi non riescono, tuttavia, a trovare un accordo, nel decidere quale sia, tra i differenti modelli proposti per la realizzazione dell'evoluzione, quello "giusto". Uno dei più importanti tra questi modelli è lo scenario fantastico noto come teoria degli "equilibri punteggiati".

Prova ed errore: gli equilibri punteggiati
La maggior parte degli scienziati evoluzionisti accettano la teoria neodarwinista di una lenta e graduale evoluzione. Negli ultimi decenni, è stato tuttavia proposto un modello differente. Denominato il modello degli "equilibri punteggiati", questo modello sostiene che le specie viventi siano sorte, non tramite una serie di piccoli cambiamenti, come sosteneva Darwin, ma grazie a cambiamenti grandi e improvvisi.
I primi chiassosi difensori di questa nozione fecero la loro comparsa agli inizi degli anni Settanta. Due paleontologi statiunitensi, Niles Eldredge e Stephen Jay Gould, erano ben consapevoli del fatto che le asserzioni della teoria neodarwinista erano assolutamente contraddette dai reperti fossili, i quali provavano che gli organismi viventi non avevano avuto origine da un processo di graduale evoluzione, ma erano apparsi improvvisamente già completamente formati. I neodarwinisti vivevano nell'infondata speranza, tuttora viva, che le perdute forme di transizione sarebbero state un giorno trovate. Pur avendo compreso che tale speranza era priva di fondamenta, Eldredge e Gould furono nondimeno incapaci di abbandonare il loro dogma evoluzionista, per cui avanzarono un nuovo modello: quello degli equilibri punteggiati. Questo afferma che l'evoluzione non avvenne come esito di variazioni minori, ma piuttosto nella forma di grandi cambiamenti improvvisi.
Il livello Primitivo della Scienza e della Tecnologia al Tempo di Darwin
Quando Darwin avanzò le sue ipotesi, le discipline della genetica, della microbiologia e della biochimica non esistevano ancora. Se queste fossero state scoperte prima che Darwin avesse concepito la sua teoria, quest'ultimo avrebbe potuto facilmente riconoscere la totale mancanza di scientificità delle sue pretese. L'informazione che determina la specie esiste già nei geni ed è quindi impossibile alla selezione naturale produrre nuove specie attraverso l'alte-razione dei geni.
Similmente, il mondo della scienza in quei giorni disponeva di una conoscenza molto grezza e superficiale della cellula e delle sue funzioni.
Se Darwin avesse avuto la possibilità di osservare una cellula con un miscroscopio elettronico, avrebbe constatato la grande complessità e la straordinaria struttura presente negli organelli cellulari. Avrebbe visto con i suoi occhi l'impossibilità che un sistema talmente complesso e intricato fosse apparso tramite variazioni minori.

1) Studi dettagliati della cellula furono possibili solo dopo l’invenzione del microscopio elettronico. Ai tempi di Darwin, con i microscopi primitivi che si vedono qui, era possibile vedere solo la superficie esterna della cellula.
2) Una cellula vivente è una meraviglia della creazione, che lascia attoniti gli scienziati. Se la si esamina al microscopio elettronico, all’interno della cellula si può vedere una struttura molto attiva, che ricorda l’attività di un alveare. I milioni di cellule che muoiono ogni giorno sono sostituiti da nuove. E miliardi di cellule lavorano assieme in armonia per tenere in vita il corpo umano.
Sarebbe logicamente un nonsenso pensare che le cellule abbiano adottato da sole una tale attività organizzata. Fu Dio a creare la perfezione e l’ordine delle cellule il cui interno non può essere visto senza l’aiuto di un microscopio elettronico. In ogni dettaglio della vita, l’incomparabile creazione e l’infinita conoscenza di Nostro Signore sono troppo evidenti per essere nascoste.

Tale modello non era altro che un frutto della fantasia. Ad esempio, il paleontologo europeo O.H. Shindewolf, che aprì la via a Eldredge e Gould, asserì che il primo uccello uscì da un uovo di rettile come una "grossa mutazione", vale a dire, come il risultato di un enorme "incidente" nella struttura genetica.12 Secondo questa teoria, alcuni animali terrestri si sarebbero trasformati in balene giganti avendo subito una repentina e ampia metamorfosi. Queste affermazioni, interamente contraddette da tutte le leggi della genetica, della biofisica e della biochimica, sono tanto scientifiche quanto la favola del principe tramutato in rospo! Nondimeno, angosciati dalla crisi in cui versava il pensiero neodarwinista, alcuni paleontologi abbracciarono questa teoria, che ha la peculiarità di essere anche più bizzarra della precedente.
L'unico proposito di questo modello era di fornire una spiegazione delle lacune nei reperimenti archeologici che il neodarwinismo non poteva giustificare. Risulta, in ogni caso, poco razionale il tentativo di spiegare la mancanza di testimonianze fossili nell'evoluzione degli uccelli asserendo che "un uccello balzò fuori improvvisamente da un uovo di rettile", in quanto, per ammissione degli stessi evoluzionisti, l'evoluzione da una specie ad un'altra richiede un grande e vantaggioso cambiamento di informazioni genetiche. In ogni caso, nessun tipo di mutazione migliora le informazioni genetiche o ne aggiunge di nuove. Le mutazioni creano soltanto disordine nell'informazione genetica. Perciò le "grosse mutazioni" prospettate dal modello degli equilibri punteggiati potrebbero solo causare delle "grosse", cioè "grandi", riduzioni e menomazioni nell'informazione genetica.
Il modello degli equilibri punteggiati, inoltre, crolla fin dall'inizio per la sua incapacità di affrontare il problema dell'origine della vita, che rappresenta l'elemento di confutazione iniziale del modello neodarwinista. Dal momento che neppure una singola proteina può essere stata originata dal caso, il dibattito se organismi costituiti da trilioni di tali proteine possano aver subito un'evoluzione punteggiata o graduale si rivela completamente privo di senso.
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Oggi, decine di migliaia di scienziati in tutto il mondo, particolarmente negli Stati Uniti e in Europa, sfidano la teoria dell’evoluzione e hanno pubblicato molto libri sulla non validità della stessa. Sopra, vi sono alcuni esempi.

Nonostante tali considerazioni, il modello che oggi viene alla mente, qualora si discuta di evoluzione, è ancora il neodarwinismo. Nei capitoli seguenti, esamineremo dapprima due meccanismi immaginari di tale modello, quindi ne verificheremo la validità analizzando le testimonianze fossili. In seguito ci diffonderemo sulla questione dell'origine della vita, che infirma sia il modello neodarwinista che qualsiasi altro di matrice evoluzionista quale "l'evoluzione per salti".
Prima, però, sarà utile ricordare al lettore che la realtà che affronteremo ad ogni stadio, ovvero lo scenario evoluzionista, non è che un favola immaginaria, una grande menzogna del tutto in disaccordo col mondo reale. Tale scenario è stato utilizzato al fine di ingannare gli uomini per 140 anni. Grazie alle più recenti scoperte scientifiche, la sua difesa serrata è divenuta ormai impossibile.

CAPITOLO 3 I MECCANISMI IMMAGINARI DELL’EVOLUZIONE

Il modello neodarwinista, che si potrebbe considerare oggi la "corrente principale" della teoria evoluzionista, sostiene che la vita si è evoluta per mezzo di due meccanismi naturali: la "selezione naturale" e la "mutazione". L'asserzione principale della teoria è che la selezione naturale e la mutazione siano due meccanismi complementari. L'origine delle modificazioni evolutive si trova nella casuale mutazione che ha luogo nella struttura genetica degli esseri viventi. I caratteri determinati dalle mutazioni vengono selezionati dai meccanismi della selezione naturale, e ciò significa che gli esseri viventi si evolvono.
Un'indagine approfondita di tale teoria permette di scoprire che non esiste assolutamente un tale meccanismo evolutivo. Né la selezione naturale né la mutazione offrono alcun contributo alla trasformazione di specie differenti in altre, e la pretesa è del tutto priva di fondamento.

La selezione naturale
Come processo della natura, la selezione naturale era familiare ai biologi che avevano preceduto Darwin, il quale la definì come un "meccanismo che mantiene le specie immutabili senza essere corrotte". Darwin fu il primo ad affermare che questo processo aveva un potere evolutivo; quindi, egli eresse la sua intera teoria sulle fondamenta di tale asserzione. Il titolo che egli diede al suo libro indica che la selezione naturale fu la base della sua teoria: L'origine delle specie per mezzo della selezione naturale.
Tuttavia, sin dal tempo di Darwin, non è stata avanzata neppure un briciolo di prova per dimostrare che la selezione naturale sia all'origine dell'evoluzione degli esseri viventi. Colin Patterson, il maggiore paleontologo del Museo di Storia Naturale d'Inghilterra a Londra, un eminente evoluzionista, sottolinea che non è mai stato provata la capacità della selezione naturale di provocare un tale processo:
nessuno ha mai prodotto una specie con i meccanismi della selezione naturale. Nessuno vi si è mai neppure approssimato e ciò rappresenta la questione di maggiormente discussione nell'ambito del neodarwinismo.13
La selezione naturale sostiene che quegli esseri viventi che risultano più adatti alle condizioni naturali del loro habitat sono destinati a prevalere, in quanto i loro discendenti sopravvivranno, mentre quelli che non sono adatti scompariranno. Per esempio, di un gruppo di cervi sotto la minaccia di animali feroci sopravvivranno naturalmente coloro che sapranno correre più velocemente. Questo è vero. Ma, indipendentemente dalla durata di questo processo, esso non trasformerà questi cervi in un'altra specie vivente. Il cervo rimarrà sempre un cervo.
La considerazione dei pochi incidenti avanzati dagli evoluzionisti quali esempi osservabili di selezione naturale, dimostra che questi non sono altro che un semplice tentativo di inganno.

"Melanismo industriale"
Nel 1986, Douglas Futuyma pubblicò un libro dal titolo The Biology of Evolution (“La biologia dell'evoluzione”), considerato una delle fonti più esplicite per esporre la teoria dell'evoluzione per mezzo della selezione naturale. Il più famoso tra gli esempi addotti sul tema riguarda il colore delle falene, che sembra fosse diventato più scuro nel corso della rivoluzione industriale in Inghilterra. Si trova la storia del melanismo industriale in quasi tutti i libri evoluzionistici di biologia, non solo in quello di Futuyma. La storia si basa su una serie di esperimenti condotti dal fisico e biologo inglese Bernard Kettlewell negli anni Cinquanta, e si può riassumere come segue:
Secondo quanto riferito, ai prodromi della rivoluzione industriale, il colore delle cortecce degli alberi nell'area di Manchester era abbastanza chiaro. Per questo motivo, le falene di colore scuro (melaniche) che si posavano su questi alberi potevano essere facilmente avvistate dagli uccelli che se ne cibavano; le loro possibilità di sopravvivenza erano, di conseguenza, alquanto scarse. Cinquanta anni dopo, nei terreni boschivi in cui l'inquinamento industriale aveva ucciso il muschio, le cortecce degli alberi si scurirono, ne conseguì che le falene di colore chiaro divennero le prede più cacciate, essendo diventate le più visibili. Si verificò quindi un calo nella proporzione di falene di colore chiaro rispetto a quelle di colore scuro. Gli evoluzionisti ritengono che questo costituisca una prova di grande importanza a sostegno della loro teoria. Essi trovano rifugio e sollievo mostrando, con arte vetrinistica, il modo in cui le falene di colore chiaro "si erano evolute" nelle altre di colore scuro.
Il melanismo industriale certamente non è una prova dell'evoluzione perchè il processo non ha prodotto alcuna nuova specie di falene. La selezione c’è stata solo tra varietà già esistenti. Inoltre, la classica storia del melanismo è ingannevole. Le immagini del testo a fianco (foto autentiche) sono infatti esemplari morti incollati o attaccati con spille dagli evoluzionisti a tronchi d‘albero.

Ma anche se accettiamo tali dati, dovrebbe essere abbastanza chiaro, tuttavia, che questo fatto non può essere considerato una prova a favore della teoria dell'evoluzione, in quanto non è sorta alcuna nuova forma mai apparsa in precedenza. Le falene di colore scuro sono esistite anche prima della rivoluzione industriale. Solo le proporzioni relative alle diverse varietà cambiarono. Le falene non hanno acquisito nuovi caratteri o nuovi organi tali da causare una "speciazione". Affinché una specie di falena si tramuti in un'altra specie vivente, ad esempio un uccello, si dovrebbero realizzare nuove aggiunte ai suoi geni. Ovverosia, avrebbe dovuto essere annesso un programma genetico interamente separato, al fine di includere informazioni sulle caratteristiche fisiche degli uccelli.
Si può rispondere così alla storia evoluzionista del melanismo industriale. Ma la storia ha anche un risvolto più interessante: non è solo la sua interpretazione, ma la storia stessa a essere errata. Nel suo ruolo di biologo molecolare, Jonathan Wells, nel suo libro Icons of Evolution, spiega come la storia delle falene punteggiate, che si trova in ogni libro di biologia evoluzionista ed è quindi diventata in questo senso una ‘icona’, non rispecchi la verità. Nel suo libro, Wells spiega come l’esperimento di Bernard Kettlewell, noto come “prova sperimentale” della storia, costituisca in realtà uno scandalo scientifico. Ecco alcuni elementi fondamentali dello scandalo:
1- molti esperimenti condotti in seguito a quelli di Kettlewell hanno rivelato che solo un tipo di falena restava sui tronchi, mentre tutti gli altri tipi preferivano restare sotto i rami più piccoli, orizzontali. A partire dal 1980, è diventato chiaro che le falene punteggiate non si riposano normalmente sui tronchi degli alberi. In 25 anni di lavoro sul campo molti scienziati, come Cyril Clarke e Rony Howlett, Michael Majerus, Tony Liebert e Paul Brakefield, sono arrivati alla conclusione che “nell’esperimento di Kettlewell, le falene furono costrette a comportarsi in maniera atipica e quindi non è possibile accettare come scientifici i risultati”.
2- Gli scienziati che hanno accettato le conclusioni di Kettlewell hanno ottenuto un risultato ancora più interessante: anche se c’era da aspettarsi un numero di falene chiare nelle regioni meno inquinate dell’Inghilterra, le falene scure in quelle regioni erano fino a quattro volte più numerose di quelle chiare. Ciò significa che non esisteva alcuna correlazione tra la popolazione delle falene e i tronchi degli alberi, come pretendava Kettlewell e come hanno ripetuto quasi tutte le fonti evoluzionistiche.
3- A mano a mano che la ricerca si approfondiva, le dimensioni dello scandalo cambiavano: “le falene sui tronchi” fotografate da Kettlewell erano in realtà falene morte. Kettlewell usava esemplari morti, incollati o attaccati con uno spillo agli alberi, e poi li fotografava. In realtà, non sarebbe stato molto facile fare simili fotografie, perché le falene non stavano sui tronchi degli alberi, ma sotto le foglie.14
Questi fatti furono scoperti dalla comunità scientifica solo nei tardi anni Novanta del secolo scorso. Il collasso del mito del melanismo industriale, che è stato per decenni uno degli argomenti più apprezzati nei corsi di “introduzione all’evoluzione” nelle università, ha lasciato molto delusi gli evoluzionisti. Uno di loro, Jerry Coyne, ha commentato:
La mia reazione ricorda la delusione che ho provato quando ho scoperto, all’età di sei anni, che era mio padre e non Babbo Natale che mi portava i regali la vigilia di Natale.15
Così il “più famoso esempio di selezione naturale” è finito nella pattumiera della storia come scandalo scientifico, una cosa inevitabile perché la selezione naturale non è un “meccanismo evolutivo”, contrariamente a quanto sostengono gli evoluzionisti. Non è capace né di aggiungere un nuovo organo a un organismo vivente, né di rimuoverlo, né di cambiare un organismo di una specie in quello di un’altra.

Perché la selezione naturale non può spiegare la complessità?
La selezione naturale non apporta alcun contributo alla teoria dell'evoluzione, in quanto tale meccanismo non può in alcun modo incrementare o diminuire le informazioni genetiche di una specie. Né può trasformare una specie in un'altra: una stella di mare in un pesce, un pesce in una rana, una rana in un coccodrillo, o un coccodrillo in un uccello. Il più strenuo difensore degli equilibri punteggiati, Stephen Jay Gould, in riferimento a questo vicolo cieco della selezione naturale, ha scritto:
L'essenza del darwinismo è condensata in una singola frase: la selezione naturale è la forza creativa del cambiamento evolutivo. Nessuno nega che la selezione avrà un ruolo negativo nell'eliminazione del disadatto. Le teorie di Darwin richiedono che crei anche l'adatto.16

La selezione naturale serve come meccanismo per eliminare gli individui deboli di una specie. È una forza di conservazione che preserva le specie esistenti dalla degenerazione. Oltre a ciò, non ha alcuna capacità di trasformare una specie in un’altra.
Un altro dei metodi ingannevoli di cui si servono gli evoluzionisti è il tentativo di presentare il meccanismo della selezione naturale come qualcosa di consapevole. Nondimeno, la selezione naturale non ha consapevolezza. Non possiede una volontà che possa decidere ciò che è buono e ciò che è cattivo per gli esseri viventi. Ne deriva che non si possono spiegare i sistemi biologici e gli organi che possiedono la caratteristica di "irriducibile complessità" attraverso la selezione naturale. Questi sono composti da un gran numero di parti che collaborano, e risultano inutilizzabili qualora una di queste sia mancante o difettosa: ad esempio, l'occhio umano non può funzionare a meno che non sia completo di tutti i suoi particolari intatti. Quindi, la volontà che mette insieme tutte queste parti dovrà essere in grado di prevedere il futuro, mirando direttamente al vantaggio da raggiungere all'ultimo stadio. Poiché la selezione naturale è priva di consapevolezza o volontà, non può ottenere tale risultato. Questo fatto, che demolisce le fondamenta della teoria dell'evoluzione, tormentò Darwin, che scrisse: "Se si potesse dimostrare l'esistenza di un qualsiasi organo complesso che non abbia potuto essere formato attraverso modificazioni numerose, successive, lievi, la mia teoria dovrebbe assolutamente cadere." 17
La selezione naturale opera soltanto sugli individui deformati, deboli o inabili di una specie. Non si possono produrre nuove specie, nuove informazioni genetiche o nuovi organi. Vale a dire, gli esseri viventi non possono evolvere attraverso la selezione naturale. Darwin accettò questa realtà quando scrisse che "la selezione naturale non può agire fin quando non compaiano differenze e variazioni individuali favorevoli".18 Questa è la ragione per cui il neodarwinismo ha dovuto esaltare le mutazioni insieme alla selezione naturale come "la causa dei cambiamenti vantaggiosi". Come vedremo, tuttavia, le mutazioni possono essere solo "la causa di cambiamenti dannosi".

Mutazioni
Le mutazioni sono definite come rotture o sostituzioni che avvengono nella molecola del DNA, il quale si trova nei nuclei delle cellule di un organismo vivente e contiene tutte le informazioni genetiche. Queste rotture o sostituzioni sono il risultato di effetti esterni quali le radiazioni o l'azione chimica. Ogni mutazione è un "accidente" che può danneggiare i nucleotidi che costituiscono il DNA o cambiarne la locazione. Per lo più, i danni e le modificazioni causati sono tali che la cellula non può porvi rimedio.
Sin dagli inizi del ventesimo secolo, i biologi evoluzionisti sono andati alla ricerca di esempi di mutazioni benefiche, creando mosche mutanti. Ma questi tentativi hanno sempre avuto come risultato creature malate e deformi. L’immagine in alto a sinistra mostra la testa di un normale moscerino della frutta e l’immagine in basso a destra un moscerino della frutta con le zampe che spuntano dalla testa. L’immagine in alto a destra mostra un moscerino della frutta con ali deformate, tutti risultati della mutazione.

La mutazione, che gli evoluzionisti spesso nascondono, non è una bacchetta magica in grado di tramutare gli organismi viventi in forme più avanzate e perfette. L'effetto diretto delle mutazioni è nocivo. I cambiamenti operati dalle mutazioni possono essere equiparati solo a quelli subiti dagli abitanti di Hiroshima, Nagasaki e Chernobil: ovvero, la morte, l'invalidità e la malattia...
La ragione è molto semplice: il DNA ha una struttura molto complessa, e gli effetti fortuiti possono solo danneggiare l’organismo. B.G. Ranghanattan scrive:
Innanzitutto, le mutazioni genuine accadono molto di rado in natura. Secondo, la maggior parte delle mutazioni sono dannose, essendo cambiamenti casuali e non ordinati nella struttura dei geni; qualunque cambiamento casuale in un sistema altamente ordinato sarà per il peggio, non per il meglio. Ad esempio, se un terremoto dovesse scuotere una struttura altamente ordinata, come un edificio, avverrebbe un cambiamento casuale nella struttura dell’edificio che, con ogni probabilità, non costituirebbe un miglioramento.19
Non sorprende quindi che finora non sia mai stata osservata una mutazione vantaggiosa. Tutte le mutazioni hanno dimostrato di essere dannose. Lo scienziato evoluzionista Warren Weaver, commentando il documento preparato dalla Commissione sugli effetti genetici delle radiazioni atomiche, costituito al fine di investigare le mutazioni che potrebbero essere state provocate dall'utilizzo di armi atomiche nel corso della Seconda Guerra Mondiale, ha scritto:
Molti resteranno sconcertati dall'affermazione che in pratica tutti i geni mutanti sono dannosi. In quanto le mutazioni sono una parte necessaria del processo evolutivo. Quale buon effetto –ovvero un'evoluzione verso forme più elevate di vita– può derivare da mutazioni che risultano effettivamente tutte dannose? 20
Ogni sforzo compiuto al fine di "generare mutazioni vantaggiose" è sfociato in un fallimento. Per decenni, gli evoluzionisti hanno condotto numerosi esperimenti per produrre mutazioni nei moscerini da frutta, in quanto questi insetti si riproducono molto celermente, permettendo quindi alle mutazioni di apparire rapidamente. Ogni generazione di questi moscerini venne mutata, tuttavia non venne mai osservata alcuna mutazione vantaggiosa. Il genetista evoluzionista Gordon Taylor scrisse quindi:
E’ un fatto sorprendente, che però non viene spesso citato, che, sebbene i genetisti abbiano allevato, da sessanta e più anni nei laboratori in tutto il mondo, moscerini da frutta che producono una nuova generazione ogni undici giorni, non hanno mai assistito all’emergere di una nuova specie o addirittura di un nuovo enzima. 21
Un altro ricercatore, Michael Pitman, scrive, sul fallimento degli esperimenti svolti sui moscerini da frutta:
Morgan, Goldschmidt, Muller e altri genetisti hanno sottoposto generazioni di moscerini da frutta a condizioni estreme di caldo, freddo, luce, oscurità e a trattamenti chimici e radioattivi. Ogni sorta di mutazioni, praticamente tutte insignificanti o positivamente deleteree, è stata prodotta. Un'evoluzione prodotta dall'uomo? In realtà no: pochi mostri creati dai genetisti potrebbero essere sopravvissuti al di fuori delle bottiglie nelle quali erano stati procreati. In pratica i mutanti muoiono, sono sterili o tendono a ritornare al tipo primitivo. 22
Le mutazioni non aggiungono alcuna nuova informazione al DNA di un organismo: come risultato delle mutazioni, le particelle che costituiscono le informazioni genetiche sono tolte dal loro posto, distrutte o spostate in posti diversi. Le mutazioni non possono far sì che un essere vivente acquisisca un nuovo organo o una nuova caratteristica. Possono solo causare anomalie come una gamba attaccata al dorso o un orecchio che esce dall’addome.
Lo stesso discorso vale anche per l'uomo. Tutte le mutazioni che sono state osservate negli esseri umani sono risultate deleteree. Su questo problema gli evoluzionisti hanno gettato un velo, tentando addirittura di sfruttare esempi di tali perniciose mutazioni come "prove dell'evoluzione". Tutte le mutazioni avvenute sugli umani hanno dato luogo a deformità fisiche, a infermità quali il mongolismo, la sindrome di Down, l'albinismo, il nanismo o il cancro. Queste mutazioni vengono presentate nei testi evoluzionisti come esempi di "meccanismi evolutivi al lavoro". Inutile dire che un processo che lascia gli uomini invalidi e infermi non possa essere un "meccanismo evolutivo" – si suppone che l'evoluzione produca forme più adatte alla sopravvivenza.
Per ricapitolare, esistono tre ragioni principali per cui le mutazioni non possono essere avanzate a sostegno delle asserzioni degli evoluzionisti:
1) L'effetto diretto delle mutazioni è dannoso: dal momento che capitano accidentalmente, quasi sempre danneggiano l'organismo vivente che vi è sottoposto. La ragione ci dice che un intervento inconsapevole su una struttura perfetta e complessa non vi apporterà dei miglioramenti, ma piuttosto dei danni. In realtà, nessuna "mutazione proficua" è mai stata osservata.
2) Le mutazioni non aggiungono alcuna nuova informazione al DNA dell'organismo: come conseguenza delle mutazioni, le particelle che compongono l'informazione genetica vengono o strappate dalla loro posizione e distrutte, o spostate in punti differenti. Le mutazioni non possono fare acquistare a un essere vivente nuovi organi o nuove caratteristiche. Possono causare soltanto anormalità, come una gamba sporgente dalla schiena o un orecchio dall'addome.
3) Affinchè una mutazione venga trasferita alla generazione successiva, deve avvenire nelle cellule riproduttive dell'organismo: un cambiamento accidentale occorso in una cellula o in un organo del corpo non può essere trasferito alla generazione successiva. Per esempio, un occhio umano alterato dagli effetti delle radiazioni o da altre cause non passerà alle generazioni seguenti.
E’ impossibile che gli esseri viventi si siano evoluti, poiché non esistono meccanismi in natura capaci di determinare l’evoluzione. Tale conclusione, poi, concorda con la testimonianza dei reperti fossili, che non dimostrano l’esistenza di un processo di evoluzione, ma piuttosto del contrario.

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Se non si insegna la religione l'anima di quei bambini rimarra nel vuoto. La religione è la sostanza dell'anima.

Citazione di Adnan Oktar dall'intervista TV DEM e Tv Tempo il dicembre 18, 2009

Il capitalismo è stato fondato sul Darwinismo. Ogni ideologia ufficiale di stato è l'ideologia del Darwinismo.

Estratto dall’intervista TV DEM e TV Tempo di Adnan Oktar il 13 novembre 2009

Se una persona dice: “ho fatto qualcose”, questo è politeismo. Quello che dovrebbe dire è: “Dio l'ha fatto per mezzo di me”.

Quotazione dall'intervista di Adnan Oktar il 2 febbraio 2010